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“ECOREATI”: Tutela ambientale tra Codice penale e Codice ambientale.

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“ECOREATI”: Tutela ambientale tra Codice penale e Codice ambientale.


La ricostruzione del sistema sanzionatorio in materia di rifiuti e bonifiche, anche alla luce della nuova legge in materia

Seminario

Il 29 maggio 2015 è entrata in vigore la legge 22 maggio 2015, n. 68 che introduce cinque nuovi reati ambientali nel Codice penale con pena detentiva prevista fino a 15 anni.
Tra questi spicca il disastro ambientale, previsto come un reato di evento. Si aggiungono la previsione di circostanze aggravanti, dell’allungamento della prescrizione e del procedimento per l’estinzione delle contravvenzioni. Tale estinzione è possibile purché non si sia prodotto danno o pericolo per l’ambiente. È questo un aspetto delicato e importante che si risolverà sempre e solo in un punto di fatto e non di diritto.
La confisca (anche per equivalente) e l’estensione del “sistema 231”, con le sanzioni pecuniarie a carico delle imprese per il reato commesso dal dipendente, completano il quadro della nuova legge.
Una legge che apre uno scenario tutto nuovo e tutto da indagare da parte di imprese, cittadini, Autorità di controllo e operatori del diritto, con il suo carico di luci ma anche di ombre.
Infatti, è una legge che dà ampio spazio alle intercettazioni come strumento di indagine e alla custodia cautelare e che prevede la diminuzione delle sanzioni in caso di collaborazione con l’Autorità giudiziaria. Tuttavia è anche una legge che non contempla il ravvedimento operoso tra le cause di non punibilità; in tal modo, l’eventuale messa in sicurezza, bonifica e ripristino diventano solo attenuanti di pena (purché avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado). Il che non garantisce affatto l’emersione a tutto detrimento dell’ambiente. La legge contiene anche elementi discrezionali. Infatti, l’indeterminatezza delle fattispecie incriminatrici in ordine al delitto di inquinamento ambientale lascia ancora sorpresi: la permanenza dell’inciso “compromissione o deterioramento, significativi e misurabili” che insieme al termine “abusivamente” troverà un suo momento di equilibrio solo con l’intervento della giurisprudenza. Per alcuni questo non accadrà e tutto è già molto chiaro, per altri, invece, si tratta di “Una manna per le procure più reazionarie e per i loro periti desiderosi di fatturare”. (J. Giliberto, Il Sole 24 Ore 20 maggio 2015, p. 8).
Il I aprile 2015, è entrato in vigore il Dlgs 28/2015 sulla tenuità del fato, in attuazione della delega conferita al Governo dalla cd. “Legge svuotacarceri” (67/2014) che ha aggiunto l’articolo 131 bis al Codice penale e prevede che per i reati puniti   

– con pena detentiva (sia essa reclusione o arresto) fino a 5 anni con o senza pena pecuniaria (sia essa multa o ammenda) e
– con la sola pena pecuniaria
il Giudice può escludere la punibilità valutando la particolare tenuità del fatto e la non abitualità della condotta (esclusi quindi i delinquenti abituali, professionali o per tendenza).

Sembra di assistere ad un sistema distonico dove la durezza dei delitti ambientali di cui alla nuova legge sembra mal conciliarsi con la mitezza della tenuità del fatto di cui al Dlgs 28/2015. Anche questo aspetto, oltre a quelli peculiari della nuova legge sui delitti ambientali, costituisce oggetto dell’ indagine del Seminario.

Inoltre, il Seminario analizzerà la possibile conciliazione tra le norme punitive previste per la gestione dei rifiuti dal “Codice ambientale” e le inedite fattispecie introdotte nel Codice penale dalla nuova legge sui cd. “ecoreati”.

Direttore Resp. Villa Maurizio
+393389878233
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