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Clima pazzo, tutti i rischi per il nostro Pianeta

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Clima pazzo, tutti i rischi per il nostro Pianeta

L’accordo raggiunto a Parigi per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C basterà a salvare l’ambiente?
Lo slogan “Decarbonize” sulla Tour Eiffel durante la Cop21

La quota neve si è alzata, molti ghiacciai si sono sciolti, il Mediterraneo è stato invaso da specie tropicali, le foreste stanno cambiando flora, le inondazioni sono sempre più frequenti e nelle città è emergenza smog. Che il clima sia mutato, e con esso la natura, è sotto gli occhi di tutti. È un fenomeno globale, che minaccia l’esistenza stessa del pianeta Terra così come siamo abituati a conoscerlo. Ecco perché l’accordo raggiunto alla Cop21, la ventunesima Conferenza dell’Onu sul clima che si è tenuta a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, è stato definito di importanza storica. L’obiettivo dell’accordo è contenere il riscaldamento globale entro il 2100 al di sotto dei 2 °C rispetto all’era preindustriale, possibilmente entro 1,5 °C. È stato detto che il vertice di Parigi segnerà in modo definitivo lo spartiacque fra la tramontata era del carbone, del petrolio e del gas, e una nuova stagione basata su energie pulite. Per la prima volta tutti i Paesi del Pianeta – ricchi e poveri, di vecchia e di nuova industrializzazione – si sono accordati per una graduale riduzione dei gas serra. Tutto bene, quindi? In realtà non proprio. L’aumento della temperatura globale già “incorporato” nel sistema dell’atmosfera, degli oceani e dei ghiacci produrrà comunque mutamenti nei prossimi decenni e la Cop21, con i suoi obiettivi e l’impegno a rivedersi periodicamente per verificarne il rispetto, va considerata soltanto un inizio.  
D’altra parte è lo stesso ambiente a dirci che si è aspettato troppo. Per gli scienziati il 2015 sarà il più caldo di sempre: i primi nove mesi dell’anno hanno fatto registrare 0,85 gradi in più rispetto alla media del secolo scorso. E sempre nel 2015 la concentrazione di CO2 ha superato per molti mesi la soglia di 400 parti per milione, un valore che non si registrava da almeno 800 mila anni.
Desertificazione, inquinamento, scomparsa dei ghiacci ed eventi meteo-catastrofici di potenza mai registrata sono già una realtà. Dal 1979, anno in cui i satelliti hanno cominciato a tenere la zona artica sotto osservazione, è stata registrata una ritirata dei ghiacci del 12% a decennio, con un’accelerazione negli ultimi anni. I nostri oceani, inoltre, ingurgitano ogni anno circa 10 miliardi di chilogrammi di plastica, creando disastri lungo l’intera catena alimentare che giunge fino ai nostri piatti. «Non possiamo più aspettare, serve un altro modello di sviluppo», dice Lord Nicholas Stern, il più grande economista del clima, per il quale inquinare non conviene nemmeno sotto il profilo economico.

Direttore Resp. Villa Maurizio
+393389878233
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