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L’effetto dell’innalzamento degli oceani

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L’effetto dell’innalzamento degli oceani
Venti piccole isole-Stato verranno inghiottite dal mare
Le isole Maldive sono solo a 2,4 metri sul livello del mare


Sono piccole, piccolissime nazioni. Ma anche se gli Stati isolani li conoscono in pochi, sono sulla linea del fuoco nella guerra contro il riscaldamento globale. Non ci vuole molto per rendersi conto che un’isola-Stato come quello di Tuvalu - un atollo in mezzo allo sconfinato Oceano Pacifico, 26 chilometri quadrati di superficie e diecimila abitanti, il cui punto più elevato è alto ben cinque metri sul livello del mare - sia decisamente molto a rischio. Lo è già oggi quando arriva un uragano. Figuriamoci se i ghiacci continuassero a sciogliersi, come probabilmente (almeno un po’) sarà inevitabile.  
Alla Conferenza di Parigi, come in tutte le Cop precedenti, i rappresentanti dei piccoli Stati isolani - in tutto 20 Nazioni con circa dieci milioni di abitanti - sono per forza di cose molto attivi, visto il pericolo imminente che corrono. Negli ultimi tempi però sono anche (almeno a parole) coccolati. Non è dunque un caso se ieri, nel corso della sua seconda giornata parigina, il presidente Obama abbia incontrato i leader di Barbados, St. Lucia, Isole Marshall, Kiribati e Papua Nuova Guinea. Qualificandosi come «un ragazzo delle isole» (visto che è nato nelle Hawaii), Obama ha annunciato un piano straordinario per i Paesi più esposti e più vulnerabili al cambiamento climatico, con uno stanziamento di 30 milioni di dollari come «premio» per una mega polizza assicurativa in grado di rimborsare alle popolazioni di queste nazioni il costo dei danni che capiteranno loro tra capo e collo. Il meccanismo dell’«assicurazione» va un po’ nella direzione delle richieste dei diretti interessati, che chiedono ai Paesi ricchi di finanziare il cosiddetto «Loss&Damage», ovvero i costi dei danni causati dal riscaldamento globale.
Va detto che mentre Barbados e St. Lucia sono montuose e caraibiche, e che Papua occupa metà della quinta isola più grande del pianeta (la Nuova Guinea), Marshall e Kiribati, come Tuvalu e altri posti simili nel Pacifico, sono davvero nei guai. In questi atolli spersi nell’oceano anche una modesta variazione del livello delle acque (che ci sarà senz’altro) potrebbe spazzare letteralmente dalla faccia della Terra intere isole.  
Già oggi uragani e monsoni distruggono le coste, e l’acqua salata invade le falde di acqua potabile. Proprio a Parigi il presidente di Kiribati, Anite Tong, ha ringraziato il suo collega delle isole Fiji: in caso di disastro Fiji è pronta ad ospitare sul suo territorio l’intera popolazione di Kiribati. Un’offerta generosa, ma intanto negli ultimi anni lo Stato di Kiribati ha acquistato terreni sulla figiana isola di Vanua Levu. Uno studio presentato ieri afferma che già il 10-15% delle famiglie di Kiribati e Tuvalu sono emigrate, e più del 70% di quelle rimaste le imiterebbero, se avessero i soldi.  
Situazioni davvero drammatiche, che si mescolano anche alle complesse dinamiche della geopolitica, come nel caso delle Maldive. Ad esempio, dispongono di un seggio (e di un voto) in sede di Assemblea Generale delle Nazioni Unite: è anche per questa ragione che da anni l’Italia, che vorrebbe disporre di un seggio all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, cura con impegno le sue relazioni con questi Paesi, varando progetti e finanziamenti. A un livello ben diverso lo stesso fa Obama. Ad esempio, nella Repubblica di Micronesia, 70 anni fa teatro di guerra, si comincia ad avvertire la presenza sempre meno discreta della Cina. Sotto forma di turisti attirati dalle cristalline acque degli atolli, ma anche di progetti di investimento e di cooperazione finanziati dal governo cinese.

Direttore Resp. Villa Maurizio
+393389878233
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